Il Manoscritto di Giovanni Ferrara

LA LEGGENDA DI SPARTACO

La leggenda narra che nel 71°.C. nelle vicinanze delle Grotte di Castelcivita si svolse una cruenta battaglia tra le truppe dell’Impero Romano e quelle di Spartaco, lo schiavo che si era ribellato All’Impero Romano.

La battaglia fu’ vinta dai Romani , e si narra che lui insieme alla moglie (Norce) ed alcuni guerrieri feriti si siano rifugiati nelle Grotte di Castelcivita.

Dalla narrazione di questo evento negli anni delle prime esplorazione le grotte furono chiamate “Grotte di Norce e Grotte di Spartaco”.

Un altra leggenda narra che uno dei motivi che indussero i primi esploratori ad entrare in grotta fu proprio la leggenda di Spartaco, infatti si pensava che Spartaco vi avesse nascosto un tesoro.

Il MANOSCRITTO di Giovanni Ferrara

Nel dì 7 Febbraio 1889 alle nove e mezzo antimeridiane io e il mio buon fratello Francesco ora defunto uscimmo di casa con due lucerne una bocettina d'olio alquanti fiammiferi e alcune pezzuole di lino per visitare la Grotta del Ponte. Ivi giunti dopo circa mezzora di cammino accedemmo i lumi e fummo dentro. Non essendo questo il luogo da farne la descrizione e dopo di aver detto che l'aria ivi rinchiusa è molta calda ed umida tiro innanzi. Pervenuti che fummo a un punto che secondo l'olio consumato nelle lucerne e il lento nostro procedere non può distare dall'entrata della grotta più di 300 metri ci si spensero i lumi senza che si fosse avvertito alcun movimento di aria o difficoltà di respiro. Volemmo riaccendere ma i pochi fiammiferi non presero fuoco. Ci voltammo indietro e nell'andar tentoni e giunti a una certa distanza nel fare una discesa molto più inclinata che non erano state le diverse salite qua e là fatte nell'entrare dentro ci accorgemmo di aver smarrito la via. Che fare? Credemmo esser meglio per noi arrestarci che andar per quei labirinti e ci arrestammo la dove il tonfo che facevan le gocce d'acque sull'acqua ci annuziava che prossimo a noi doveva essere un laghetto, dove avremmo potuto annegare. Ivi rimasti pregavamo Dio perché rivelasse ai nostri di casa il luogo dove erevamo e ci conservasse in vita ci confortavamo l'un l'altro e speravamo nell'aiuto divino che ci avrebbero impetrato la Vergine e S. Nicola ci esaminavamo la coscienza e chiedevamo perdono a Dio, e con questi pensieri ci addormentavamo. Quanto ci fummo destati facemmo le nostre preghiere e ne sentimmo gran conforto. Gia non molto passato di questa nostra veglia quando ci udimmo chiamare da vicino a voce stesa da coloro che ci ricercavano. Noi pieni di esultanza rispondevamo gridanto tutta voce senza essere uditi perché le loro grida erano continue ed echeggiavano per quelle caverne. A. dedarlo dal sonno e dalla veglia erevamo stati cinque giorni senza allontanarci molto dal luogo detto inanzi e quando che la divina provvidenza ci volesse almeno promettere di morire tra le braccia dei nostri Genitori quando io per ispegnere la sete sciesi al laghetto. Come mi fui disseduto poi volli tornare al fratello e deviai. Quando menaccorsi lo chiamai ed egli mi risposi. Più tempo cercai tentoni chiamandolo e udento rispondere rispondere la via per tornare da lui ma incano. Finalmente non più udendi rispondermi sentii agghiacciarmi il cuore. Mentre mi trovava in questo stato cominciai a udire una voce ora vicina ora lontana che mi diceva. Aspetta aspetta son venuto a prendervi e recarvi in casa ma nessuno veniva ond'io più volte ripetei a E. perché no non vieni? a Verrò tra poco con impazienza aspettava ancora quando udii altre due voci che a vicenda dicevano. Pazienza! ora rechiamo in casa vostro fratello di qui a poco vi recheremo anche le. Come mi parve tempo che avrebbero dovuto ritornare per me ricominciai a E quando mi verrete a prendere? Qui udii allora chiamare me e mio fratello a chi sei tu sono il vice brigadiere forestale Mare Mi accostai a quel punto di dove la voce veniva spingendomi carponi per una stretta e bassa fentitura di pietre lunga parecchi metri e pervenni in un luogo più ampio illuminato torce ardenti dove trovai Sabato de Vita Cildetto signor Mare. Quel luogo aveva la forma di un pozzo e in una delle sue pareti all'altezza più di quattro metri dal punto dove stavamo noi aveva un'apertura come un finestrino. A quella vidi affacciato il signor Delegato che mi dava animo molte voci si udivano venire dietro lui. Sento fame? mi domandò il de Vita a si che ne sento. Poco dopo n'ebbi da lui un pezzo di pane che mangiai con avidità. Così ristorato un poco un digiuno di sei giorni fui dal Mare levato su di peso e posti i piedi sopra le spalle del de Vita fui tirato nell'apertura suddetta per mezzo di cinturini che mi avevano affibbiati alle ascielle. Mi trovai così in un camerone dove viddi i signori Anselmo Farsetti vice sindaco il tenente nei carabinieri i brigadiere di Castelcivita e di Postiglione il dottor Conti il segretario comunale zia Carminella Gatti e molti popolani del mio paese i quali tutti mi fecero lietissima accoglienza. E il signor Conti mi fece inghiottire cinque tuorli d'uova e il signor brigadiere di Castelcivita mi diede a mangiare un pezzo di cioccolatto. Avendomi il Dottore fatto indossare un nuovo vestito fui posto sulle spalle di Antonio Pastore e fui da queste portato fin presso l'uscita della Grotta. Lì n'ebbi da lui un bicchiero di marsala e fu dallo stesso ravvolto in una mantellina di lana e poi portato a casa ora dal detto Pastore ora da Luigi Falce i quali così a vicenda si riposavano. Giunsi a casa alle otto e mezzo p.m. del 13 Febbraio Mi credeva di ritrovarmi mio fratello. Era egli ancora nella Grotta ove due giorni nel 14 Febbraio alle dieci a.m. fu trovato ancor vivo poco più in là del punto in cui ci si spensero i lumi. Egli non più parlava ma cogli occhi e coi gesti dava segno di intentere ancora e di consolarsi nel sentire che io era stato ritrovatoi e che in casa tutti l'aspettavamo Ma mentre veniva portato in casa udendo parlare della misericordia di Dio. Fratello quando udiva io aspetta aspetta pazienza tu sperando di uscire da quelle oscure caverne e tornarvi coi nostri per salvarmi rifacevi la via del laghetto e giunti dove fu il principio del nostro smarrimento invece di volgere indietro verso l'uscita della Grotta continuavi a trascinarti innanzi finché sfinito di forza cadesti. Ma Dio che te ha posto nel numero d'e' suoi beati volle col rendermi sano e salvo ai nostri Genitori e alla famiglia compiere il tuo magnanimo desiderio Addio fratello prega per me e pei nostri Genitori inconsolabili.

Controne 12 marzo 1889 - Giovanni Ferrara

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